lunedì 28 dicembre 2015

Mercoledì 30 Dicembre live c/o Caffè Letterario, Barletta(Bt)


Ottima recensione di "Turtles" anche su LostHighways Webmagazine, a cura di Elena Panchetti.

http://www.losthighways.it/2015/12/14/turtles-a-violet-pine/

Turtles – A violet pine

Si respira un’atmosfera nebulosa ed oscura già dalle note di apertura di Turtles, il nuovo album degli A Violet pine. Atmosfere cupe che ricordano quelle del postrock e dello shoegaze anni 80, quando, ancora, ci concedevamo il lusso di crogiolarci e perderci nella graffiante malinconia di certa musica.
Ma andiamo con ordine. Gli A Violet Pine sono un trio pugliolombardo: Giuseppe Procida (voce, chitarra), Paolo Ormas (batteria, sequencer) e Pasquale Ragnatela (basso, piano). Il loro primo album, Girl, è datato 2013.
Si parlava di atmosfere nebulose e sonorità alternative/postrock che ci accompagneranno lungo le 9 tracce dell’album. Chitarre struggenti, casse pesanti, linee vocali drammaticamente intense; se poi ci aggiungiamo pesate contaminazioni synthetiche 2.0, il risultato che ascoltiamo è particolarmente interessante.
The games ci apre la porta d’ingresso molto lentamente, tanto per metterci subito in chiaro chi saranno i compagni del viaggio; New Gloves, primo singolo, ci scuote un po’. Ci sono elementi elettronici ben amalgamati col muro sonoro oldschool; l’effetto è un pezzo orecchiabile, con aperture da far chiudere gli occhi.
La title track è degna figlia del prog: basso incalzante e potente dall’inizio alla fine (finalmente) ed una sperimentazione nella composizione raffinata e pesata.
Se volete scrollarvi un po’, ascoltatevi Have fun, lo dice anche il titolo; se invece pensate di sguazzare ancora nell’inquieto nebbione sonoro, mettete su The moon has been tured off: tastiere eighties, strofa ipnotica e le grida di una chitarra implorante larsen, che, prima del finale, esplode in un riffone-ruffiano ed affabulatore.
Gli A violet Pine sono stati coerenti dall’inzio alla fine, mantenendo una linea stilistica precisa ed evitando di cadere nella tentazione manieristica ed elettronica dello “strasuonare”.
Interessanti le contaminazioni misurate di elettronica sulla rete “classica” di chitarra-basso e batteria.
Un album maturo e compatto, orecchiabile, poco invadente, forse soltanto un po’ scarsamente riconoscibile nella marea di album postrockaddicteted degli ultimi anni. Nessun dramma però: per la caratterizzazione stilistica aspettiamo il prossimo lavoro e, nel frattempo, continuiamo a dondolarci nella postmalinconia sonora, visto che, per fortuna, ancora qualcuno ci regala questo lusso.

martedì 15 dicembre 2015

"Turtles" è album del mese su Darkitalia - Webzine & Booking!!!! 8/10

http://www.darkitalia.com/reviews/album/wave/a-violet-pine-turtles/
Contaminazione, sentimento, ed una certa propensione alla sperimentazione: questi sono solo alcuni degli ingredienti che fanno parte del cocktail sonoro di “Turtles”, ultima fatica targata A Violet Pine.
I tre musicisti cercano di districarsi, con ottimi risultati, tra distinti generi musicalmente affini, non facendo mai prevalere l’uno sull’altro ma, anzi, amalgamando il tutto con una certa destrezza.
Tra le influenze dei nostri possiamo trovare sicuramente molto del post-rock, della new wave e dello shoegaze che tanto hanno caratterizzato gli anni 80 e 90, consegnando alla storia bands tra le più importanti e influenti del mondo musicale, cui tutte le “nuove leve” ne sono in un certo senso debitrici.
Le tracce che compongono il lavoro in questione risultano comunque ben distinte e riconoscibilissime; se con “The Game” o “Have Fun“, giusto per citarne alcune, affiora un indiscusso retaggio “alternativo”, la band da il meglio di se quando decide di focalizzare tutta la propria esperienza su sonorità più oniriche e “romantiche”. Un chiaro esempio di tutto ciò è la canzone che da il titolo all’album, la terza traccia “Turtles“, dal basso pulsante e le chitarre “fredde” e dilatate. Altro esempio degno di nota, la conclusiva “Why“: cadenzata, malinconica, vagamente psichedelica; una composizione che mi piace definire “da viaggio”.
Molte sono le emozioni che andremo ad abbracciare durante l’ascolto di “Turtles”, ed essenzialmente è questo quello che ci interessa provare quando abbiamo tra le mani un disco del genere, e gli A Violet Pine sono abili nel colpirci direttamente al cuore, senza orpelli di sorta od inutili artifici.

"Turtles" fa breccia anche su RockGarage.it una delle bibbie rock italiane.

http://www.rockgarage.it/?p=47352

by Marcello Zinno
Gli A Violet Pine, dall’alto della stabilità della loro line-up, tornano con un nuovo lavoro e con un nuovo contratto discografico. Turtles viene alla luce grazie anche alla T.a. Rock Records e allo stesso tempo spegne i riflettori su nove tracce, questo perché sono gli ambienti oscuri che permettono di apprezzare al meglio questo lavoro. Un album che non abbiamo timore di inserire nei meandri vastissimi del rock ma che suona new wave con un sottofondo dark (per questo lo abbiamo classificato come dark-wave), un pizzico di elettronica e synth che piacerebbero ai Depeche Mode e tanta emotività. L’incipit di New Gloves è uno dei veri outing della band, tuffandosi nel lontano passato a nome The Cure, ma c’è da dire che l’ambient è sempre dietro la parete e bussa forte per cercare di entrare; per (nostra) fortuna la chitarra, invece, è già dentro la sala prove e si muove molto meglio creando partiture che hanno una forma ben definita, allontanando il power trio da creazioni sperimentali e inconcludenti.

Altro pregio di Turtles è l’aspetto produttivo, in particolare della batteria: infatti la tentazione di renderla molto ottantiana ha lasciato spazio alla ricerca di un suono più attuale. Questa a nostro parere è una scelta vincente, innanzitutto per differenziare gli A Violet Pine dalla miriade di realtà che scimmiottano la new wave e relative formazioni dell’epoca, ma anche per rendere la loro proposta più interessante per chi apprezza il rock moderno e magari strizza l’occhio ai Placebo più introspettivi o ad un post-rock che abbia però spessore. In Have Fun si sfiora una vena grunge, ma poi già nella successiva Bright si ritorna all’uso di effetti e tastiere varie per costruzioni più lisergiche che finiscono per appassionare i fan dei Nine Inch Nails, almeno fino all’ingresso della sezione ritmica che ci riporta ai giorni nostri. Sul finire l’album diviene più ricercato e meno immediato, segno probabilmente di una evoluzione stilistica in corso da parte della band e che apprezzeremo maggiormente sul prossimo album. Intanto ci lasciamo conquistare da questo Turtles.

Ancora una spumeggiante recensione per "Turtles", questa volta sul webmag Oca Nera Rock.

A Violet Pine – Turtles


Dalla Germania la recensione del magazine Reflection of Darkness.

http://www.reflectionsofdarkness.com/artists-a-e-cdreviews-131/16226-cd-review-a-violet-pine-turtles

In Europa "Turtles" continua a fare proseliti, estimatori e seguaci. Dalla Germania la recensione del magazine Reflection of Darkness.
Total: 7 / 10
....it is a good album. One that lacks any kind boredom while keeping a pleasing undertone that circles above , one that feeds from a variety of styles and stylistics without losing a kind of acoustic texture. A moody one, full of contrasts and blurred edges. It is a tree that yearns for light while casting shadows...



martedì 24 novembre 2015

L'ottima recensione di Loris Gualdi su Music-On-Tnt

Artista/Gruppo:A violet pine
Titolo: Turtles
Etichetta: T.a.Rock Records
Sito: http://tarockrecords.blogspot.it/
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 07/11/2015
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt
Dopo qualche anno, torniamo all’ombra piacevole di un visionario e psichedelico albero violaceo, faro espressivo di un mondo osservativo, posto tra le realtà diversificate dell’alternative. Un territorio privo di precisi punti tonali, ma alimentato da divergenti (sub) generi sonori lontani dalla banalità.
Gli italiani A violet Pine hanno da poche settimane portato il proprio post rock-electrogaze dalle striature new age verso la T.a. Rock Records, piccola label underground di Trani, abile nell’intravedere le potenzialità di questo nuovo full lenght.



Il tutto ha inizio come Un gioco inquieto ed esteso, alimentato da impronte ai limiti di un armonico terroir gilmuriano, in cui la ragnatela di suoni si esprime negli sviluppi ossessivi e cripto elettronici che definiscono la partitura.

L’approccio alternativo relega poi la linea vocale in secondo piano, quasi a voler celare l’arte narrativa lasciando all’ipnosi musicale l’onere di trainare visive sonorità.Sulla medesima linea si pone poi il sintetico pattern di New gloves, che con la profondità del bass line esprime un incontro sincratico tra ombre dark minimali, piacevolmente refrattarie a facili armonie, nonostante piccole e docili note, in grado di amplificare il divario tra semplicità e distorsione.

Il disco, sin dal primo ascolto sembra volersi aprire a orizzonti estesi, ricchi di influssi surreali, proprio come dimostra l’arte fotografica di Alessandra Antonucci, abile nel metaforizzare con le gradazioni seppia un’animosità osservativa e retrò.

Di pregevole fatture appare poi l’avvolgente titletrack che, con i suoi sussurri ed i suoi climax emotivi, finisce per attingere a curate metodiche espressive. Il disco arriva con naturalezza a mostrare i propri lati poliedrici attraverso l’uso di sintetizzatori ( Last year) e le piacevoli distorsioni di Have fun, probabilmente tra le migliori tracce dell’opera nuova del power trio. Infatti, il groove battente, pur rifacendosi al mondo alternativo anni’90, cela spezie descrittive in grado di armonizzare cambi direzionali avvolgenti nel loro ampio ed apparente repiro. L’improvvisa chiusura del brano apre poi alla visionaria Bright e alle arie melanconiche di Lucky when i’m wrong, in cui persistono sensazioni prive di tempo. Un brano che a tratti ricorda alcune impostazioni verdeniane, mostrando ricordi curati dal volto coperto, post tra piacevoli sguardi di un recente passato.

A chiudere l’ottimo disco sono poi le note oniriche e “AIR”ose di The moon has been turned off che, forte di un sognante e surreale titolo, si volgono alla questione terminale Why?, in cui spirali post rock aprono al sentiero ricamato di confini sonori pregevoli, al servizio di un disco che conquista, nonostante un perfettibile approccio linguistico.


1. The Game
2. New Gloves
3. Turtles
4. Last Year
5. Have Fun
6. Bright
7. Lucky When I'm Wrong
8. The Moon Has Been Turned Off
9. Why?
- See more at: http://www.music-on-tnt.com/recensioni/articolo.php?id_articolo=1782#sthash.W0yxVWyt.dpuf

Una release di ampio respiro che merita attenzione. La Recensione su Metal In Italy a cura di Stefano Mastronicola







Trame oscure ed impalpabili, atmosfere dilatate cariche di angoscia, ma in grado di aprirsi come un raggio di sole che squarcia un cielo plumbeo, così si presentano gli A Violet Pine con il secondo album “Turtles”.
La band ci propone un Post Rock intriso di elettronica, il cui punto forte è da ricercare negli arrangiamenti curati, ricercati, che disegnano melodie romantiche e foriere di malinconica introspezione. Attraverso le nove tracce che compongono la tracklist si compie un viaggio interiore, fatto di chitarre semidistorte che accompagnano linee vocali suadenti ed eteree, il tutto sostenuto da una sezione ritmica mai invadente e soluzioni elettroniche che rappresentano uno dei punti cardine del sound della band.
Inutile citare i brani migliori del lotto, perché ogni episodio è una storia a sé, che si inerisce tuttavia all’interno di un disegno comune, quello definito dagli A Violet Pine. Non è facile inquadrare il sound di questi tre ragazzi, ma in fondo non è nemmeno necessario, dal momento che a parlare per loro è sicuramente la musica.
Sin dall’opener “The Game” appare chiaro che “Turtles” è un album ben fatto, decisamente sopra la media, che nasconde (mica tanto) una ricerca sonora minuziosa. È facile tenere ben a mente le linee melodiche disegnate dalla voce di Giuseppe Procida, il quale si occupa anche delle parti di chitarra e synth. Proprio questa triplice veste fa in modo che i tre strumenti seguano una linea ben definita e si completino a vicenda, ben sostenuti da Pasquale Ragnatela al basso, dotato di un sound molto corposo, e dalla batteria di Paolo Ormas, il quale non eccede mai nella veemenza pur essendo incisivo quando necessario.
Se siete amanti di sonorità che miscelano tra loro Rock, Elettronica, New Wave, prendendo a piene mani dagli anni ’80, “Turtles” è un album che fa al caso vostro, una release di ampio respiro che merita attenzione.
http://www.metalinitaly.com/a-violet-pine-les-recensione/

9 Stelle su 10 per "Turtles" dal Belgio, Peek-A-Boo-Magazine


If you compare it with their debut, then Turtles is a great leap forward for these three Italians. The album is coherent and well-built. It does not happen that often, but actually the music description that is given by the band is quite right: a dense guitar sound, dark and romantic vocals that are garnished with electronic sounds and governed by the raw drums. Not only the words, the cover also illustrates the mood of the album.
Give this warm and atmospheric album a chance and give it the necessary time, it undoubtedly crawls under your skin.
Se lo si confronta con il loro debutto, "Turtels" è un grande balzo in avanti per i tre italiani. L'album è coerente e ben costruito. Non succede spesso, ma in realtà la descrizione musicale che è dato dalla band ha perfettamente ragione: un suono di chitarra denso, scuro e romantica voce che sono guarniti con suoni elettronici e disciplinate dai tamburi prime. Non solo le parole, la copertura illustra anche lo stato d'animo dell'album.
Date a questo album atmosferico e accogliente il tempo necessario e senza dubbio striscerà sotto pelle.
http://www.peek-a-boo-magazine.be/…/…/a-violet-pine-turtles/


lunedì 9 novembre 2015

"Turtles è un album che si fa ascoltare e riascoltare con piacere." La recensione su Kdcobain.it

A Violet Pine - Turtles [recensione]
[etichetta: T.A. Rock Records]


A Violet Pine - Turtles (2015)
A due anni di distanza dal debutto "Girl", ritornano gli A Violet Pine, trio formato da Beppe Procida (chitarre,voci, programming), Paolo Ormas (batteria, drum machine, synth), Pasquale Ragnatela (basso, piano, voce). In questo nuovo "Turtles", il sound della base si fa ancora più scuro, dark, fortemente '80s oriented. 

L'album si apre con la lugubre scansione metronomica di "The Game", avvolta in tappeti di synth e chitarre urticanti. "New Gloves" è un synth hard pop che richiama i Depeche Mode più scuri, mentre la title-track è quasi minimal con quel suo tappeto di tastiere eleganti e minacciose allo stesso tempo. "Have Fun" si distacca un pò dal resto dei brani, un indie-noise rock che a tratti richiama i Wire più elettrici. "Bright" è forse il brano pù bello, onirico come il miglior David Sylvian solista.
Ottime idee, un pò di maniera qua e là, ma nonostante questi peccatucci veniali, "Turtles" è un album che si fa ascoltare e riascoltare con piacere.

Tracklist:
1.The Game
2.New Gloves (Album Version)
3.Turtles
4.Last Year
5.Have Fun
6.Bright
7.Lucky When I'm Wrong
8.The Moon Has Been Turned Off
9.Why?


Giacomo Messina 06/11/2015

mercoledì 4 novembre 2015

Lodi, lodi e ancora lodi per "Turtles" su Rock-Metal-Essence a cura di Iacopo Mezzano



Artista: A Violet Pine
Titolo: Turtles
Genere: PostRock / Shoegaze / New Wave
Provenienza: ITA
Anno di uscita: 2015
Etichetta: T.a. Rock Records
Voto: 78/100

Gli A Violet Pine, power-trio italiano originario della Lombardia, ritornano sul mercato a due anni dal debutto con il loro nuovo album Turtles, edito dalla loro nuova label T.a. Rock Records.

Molto maturato rispetto all'acerbo esordio, il gruppo evolve oggi la sua musica verso territori più marcatamente progressivi, avvicinandosi maggiormente ai canoni di un post-rock che si mescola di sonorità grunge, elettroniche, shoegaze, new wave e non solo. Le melodie si mantengono sovente ariose, talvolta pinkfloydiane nell'approccio, e le atmosfere eteree e fortemente emotive, cariche come sono di feeling e di suoni echeggianti, talvolta cupi, talvolta aperti alla luce, sempre splendidamente definiti nell'insieme. Ottimo il lavoro tecnico e compositivo del gruppo, con i musicisti sugli scudi agli strumenti e alle voci e tutti i nove brani scritti con palmo solido e ispirato, per circa quaranta minuti di musica di piacevole ascolto, varia, compatta, con un filo logico.

Entrando nel dettaglio della canzoni, spiccano dall'insieme le solide due tracce d'apertura, le diversissime The Game e New Gloves, con la prima figlia di un post rock più tradizionale e la seconda carica di sintetizzatori ed effetti davvero di prim'ordine. Interessanti poi la title track Turtles e la sesta canzone Bright (totalmente debitrice ai migliori Pink Floyd), con il finale del platter che non delude e schiera in sequenza le ottime Lucky When I'm Wrong e The Moon Has Been Turned Off, prima dell'intenso commiato a titolo Why?, chiudendo un album davvero godibile e ben strutturato, che lancia in alto le quotazioni di questo giovane trio musicale italiano. Bravi! 

lunedì 2 novembre 2015

"Um indie rock fulgurante, visceral infeccioso e inciso" per la webzine portoghese Man on the Moon

O que este disco nos oferece sem rodeios é um indie rock fulgurante, visceral infeccioso e incisivo, claramente marcado pela nostalgia dos anos oitenta, quase sempre envolvida numa embalagem frenética, embrulhada com vozes e sintetizadores num registo predominantemente grave, sombrio e ligeiramente distorcido.
Ciò che questo album ci offre senza mezzi termini è un indie rock brillante, viscerale e contagioso incisivo, chiaramente segnato dalla nostalgia degli anni Ottanta, spesso coinvolto in un imballaggio frenetico, avvolto con voci e sintetizzatori in un registro prevalentemente basso, scuro e leggermente distorto.
stipe07.blogs.sapo.pt/a-violet-pine-turtles-750431


"Turtles", la bella recensione e l'intervista di Michele Martini su Rock Hard Italy di Ottobre 2015.

E' un intrigante gioco di contrasti a caratterizzare il secondo lavoro in studio del terzetto denominato A Violet Pine: un cantato dai toni dimessi e dall'impostazione pacata trova infatti la propria antitesi in fraseggi di chitarra nervosi e graffianti, a disegnare un decadente universo sonoro ricco di sfumature e suggestioni malinconiche.




































La recensione di Indiepercui. "Tra new wave rock anni ’80, ricordando la fragilità di Ian Curtis, i nostri confezionano un gran disco".

Continua la ricerca e l’attenzione sonora degli A Violet Pine, capaci di infondere potenza ruvida ed essenziale, calibrata da un’elettronica di contrasto e incisa per relegare l’inutile al fondo e contrarsi sull’essenzialità in primo piano.
La copertina è una meraviglia visiva, incisiva, con pochi elementi e riconoscibilissima; una cover che racchiude il senso del disco, un cavallo che traina un uomo lungo il mare, il nome del disco tartarughe e quella natura dominante in grado di percepire le difficoltà ed essere lei stessa timoniere del tempo, tra passato e futuro, senza mai fermarsi in questo presente discostante e perennemente fuori moda.
Fuori moda dell’intelletto, le nostre sono solo congetture, sono solo pensieri che aprono le danze come se tutto fosse un gioco The Game per finire con una parola, una domanda, Why?; il perché è dentro di noi, perché accada tutto questo, perché non riusciamo a relegare l’oscurità ad un altro pianeta lontano e non facciamo dello splendore della luce una nuova ancora per vivere ancora?

Tra new wave rock anni ’80, ricordando la fragilità di Ian Curtis, i nostri confezionano un gran disco, sia dal punto di vista estetico, sia dal punto di vista musicale e di contenuti: l’acqua sostanza vitale accompagna e in fondo, solo in fondo un orizzonte da riscoprire.
http://indiepercui.altervista.org/a-violet-pine-turtles-t-…/

lunedì 28 settembre 2015

Ottima recensione per Turtles su Rockshock.it

a cura di Max Sannella
http://www.rockshock.it/recensione-violet-pine-turtles/
....Turtles, secondo album degli A Violet Pine, creatura sonora che degli anni '80 tira fuori la linfa più succosa, amara, grumosa, nove interpretazioni color pece che ammansiscono e tensionano - insieme - un pathos saturo di elettricità e poetica buia, tracce che graffitano l'ascolto, avvolgendo ogni cosa al loro passaggio.

mercoledì 23 settembre 2015

Today is the day!! TURTLES IS OUT!!!

Today is the day!! TURTLES IS OUT!!!
Dense guitar textures and dark romantic vocals inlaid by electronic sounds and ruled by rough drums.

written and arranged by Giuseppe Procida and A Violet Pine 
Produced by Beppe “Deckard” Massara and A Violet Pine
Recorded and mixed @ LaVilla 24/7 – (Trani-Bisceglie) 2014-2015 by Beppe “Deckard” Massara
A VIOLET PINE are:
Giuseppe Procida - vocal, guitar, synth -Pasquale Ragnatela – bass guitar, vocal -Paolo Ormas – drums
avioletpine.blogspot.it info: avioletpine@gmail.com

mercoledì 16 settembre 2015

A pochi giorni dall'uscita di Turtles, l'ottima recensione di Rockit Tutta Roba Italiana a cura di Andrea Terenzi.

http://www.rockit.it/recensione/30061/avioletpine-turtles

A Violet PineTurtles

Tarock Records / Believe Digital 
2015 - Shoegaze, Post-Rock, New-Wave

14/09/2015 
Il primo e più immediato discrimine che dovremmo sempre porre, alle prese con l’ascolto di un disco, è quello tra chi è consapevole di ciò che va facendo e chi no. Consapevolezza come parola chiave, quindi. E consapevolezza – della propria cifra, dei propri mezzi – è ciò che gli A Violet Pine dimostrano di possedere con questo “Turtles”, seconda prova dopo l’esordio di “Girl” del 2014. Se con quel lavoro, accanto al classico impianto basso-batteria-chitarra, veniva imbastita e privilegiata un’oscura trama costituita da un sintetismo vicino a certe cose del Tricky di “Maxinquaye”, con l’ultima e più recente fatica i tre, costituitisi sull’asse Barletta-Bergamo-Milano, asciugano le sonorità ponendo l’accento su certo lirismo decadente à la Nine Inch Nails. Ciò che ne viene fuori è un disco maturo, ben suonato, prodotto e registrato. 

Un disco che presenta soluzioni stilistiche interessanti, curato in ogni sua componente e dal respiro internazionale. Nonostante traspaiano abbastanza agevolmente riferimenti e numi tutelari che guidano le mani e le menti dei nostri, la difficoltà – anche per un ascoltatore consumato – di inquadrare e incasellare “Turtles” in un genere definito, si fa piuttosto concreta. Ciò testimonia di una manciata di canzoni concepite con un grado superiore alla media di lucidità e preparazione, amore per la musica e senso del pathos come definito nei riti misterici. A testimonianza di ciò si prenda la traccia d’apertura, “The Game”, tutta viluppata su di impianto post-rock o il singolo “New Gloves”, basso wave incalzante e chitarre testosteroniche. 

Su tutte e nove le composizioni aleggia, comunque, qualcosa di venefico: accordi ieratici, stasi labirintiche di chitarre, una voce aurale che riempie ogni interstizio. Con “Bright” le atmosfere si fanno oltremodo rarefatte (uno dei pezzi migliori del lotto); “The Moon Has Been Turned Off” torna su sonorità già consolidate mentre con la chiusa di “Why?” il ritmo rallenta, le chitarre disegnano arabeschi nell’aria e l’incedere di piano dona a tutto ciò un substrato mitopoietico. Avanti così.

Turtles, una recensione da incorniciare su Distorsioni.

http://www.distorsioni.net/rubriche/fermoposta/fermoposta-it/turtles

A Violet Pine

TURTLES

23 settembre 2015 - T.a. Rock Records 


Un suggestivo viaggio indietro nel tempo quello di A Violet Pine, in quegli anni ’80 musicalmente più oscuri e meno danzerecci di quel ricco decennio, felicemente attualizzati alla modernità dei nostri giorni da questi tre ragazzi: Beppe Procida (voce, chitarra e synth), Paolo Ormas (batteria e sequencer) e Pasquale Ragnatela (basso, piano e seconda voce), dei quali ci siamo già occupati a proposito del primo album “Girl” risalente a due anni fa, che miscelano sapientemente tastiere elettroniche, chitarre taglienti, giri di basso alla Bauhaus e ritmi ossessivi e implacabili, uniti a una voce pacata e sussurrata da shoegazers narcolettici. Se il primo album era più minimalista nella sua visione elettronica, Radiohead oriented, qui ci si apre felicemente a sonorità più piene e più corpose che regalano tessiture complesse ed emozionanti superando di gran lunga la prima, nonché più che discreta, prova.

E se New Gloves (anche singolo e video) si approccia ai Soft Cell più dark, ecco che Have Fun è un dolce gelato, un Mottarello di candida panna canzonettistica anni ‘60 ma ricoperto, anziché di cioccolato, da una colata lavica rumorista e Devoluta di micidiale efficacia. Turtles, che dà il titolo all’album si avvale di un basso macinante e un finale con tastiere sibilanti e sognanti splendidamente prog, Bright è il brano più shoegaze nella sua ritmica pacata e ipnotica quasi trip hop, The Moon Has Been Turned Off ricorda i Cure e non può essere altrimenti quando si parla di dark anni ’80, quando invece Lucky I’m Where Wrong ci avvolge nelle spirali del Gary Numan meno ostico, mentre la conclusiva Why? è una ballata psiconirica di rara bellezza. Un album oscuro di grande fascinazione dove chitarre come lame taglienti lacerano le trame dei tappeti di tastiere elettroniche, ma che hanno sotto sempre una “canzone” orecchiabile come molti dei maestri di un trentennio fa ci hanno insegnato. Un piccolo capolavoro che meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato a livello internazionale.
   
                                                                                                                                 Maurizio Pupi Bracali

lunedì 7 settembre 2015

A Violet Pine su Classic Rock Italia n°34

A Violet Pine su Classic Rock Italia n°34
In copertina i Led Zeppelin
Formati da Beppe Procida(voce, chitarra, synth), Paolo Ormas(batteria) e Pasquale Ragnatela(basso e seconda voce), i pugliesi A Violet Pine prediligono uno stile elettro piuttosto eccletico, che spazia dal post-rock al trip-hop fino allo shoegaze. Molti live all'attivo, una finale regionale di Italia Wave, concerti nei locali. Da sottolineare, una partecipazione alla compilation One of My Turns: A Tribute to Pink Floyd. A maggio 2013 il primo album GIRL, con il relativo video della title track prodotto dallarumax filmakers. Il brano che ci hanno inviato è New Gloves: interessante, originale, si muove su una camminata di basso molto Eightes, su un video futuribile alla Blade Runner.

giovedì 20 agosto 2015

Ancora una recensione in anteprima per "Turtles" su Tuttorock

http://www.tuttorock.net/recensioni/a-violet-pine-turtles

Il progetto A VIOLET PINE nasce nel 2010 da un’idea di Beppe Procida, Paolo Ormas e Pasquale Ragnatela. La linea comune della band consiste nell'utilizzo di sintetizzatori e bassi corposi, una commistione tra drum machines e batterie acustiche ed ancora intrecci tra chitarre e pianoforte, abbracciando post-rock, dark-wave e rock psichedelico.  La band inizia a scrivere canzoni da subito, suonando live tra il 2011 e il 2012 nel sud Italia. A marzo 2011 suonano alle finali regionali pugliesi di uno dei maggiori contest italiani per band emergenti, Italia Wave, tenutesi presso le Officine Cantelmo di Lecce. A settembre 2012 la band partecipa alla compilation chiamata ''One of my turns: a tribute to Pink Floyd'', pubblicata in free download da Mag-Music.com, con una rivisitazione di ''Embryo'' (Roger Waters, Works), ricevendo diverse recensioni positive. A maggio 2013 e' uscito l'album ''Girl'' per l'etichetta indipendente italiana Seahorse Recordings e distribuito da Audioglobe, accompagnato da numerosi commenti e recensioni positive su riviste e webzine e mandato in onda da molte radio italiane. Il video ufficiale di ''Girl'', girato da Ruggiero Scardigno e Max Dicorato e' stato incluso nel CD ed e' disponibile su internet. Ora si presentano con questo Turtles.

The games che apre l’album è densa di suoni rallentati e voci in sottofondo, tonalità intriganti che portano a quello che è forse il pezzo più bello, New gloves. Potente e immanescente nei suoi roboanti suoni, il ritmo si alza ed il colore si intensifica prendendo luce, la ritmica diventa importante andando a caratterizzare la traccia, anche la voce assume tonalità più new wave e verso il finale la chitarra prende corpo. Notevole assemblaggio di suono e voce anche nella titletrack Turtles, sequenze importanti di sonorità tonde si fondono molto bene con il cantato. Molto interessante e gradevole ancheLucky when I’m wrong, canzone dalla tonalità new wave affascinante, così come da rimarcare anche la polverosa traccia che chiude l’album, Why?.


Un bel disco, la matrice è sicuramente post-rock, ma in mezzo ci sono venature di new wave, il risultato non è confusione, ma piacevolezza. La contaminazione new wave si fonde mirabilmente nella strumentalità, a volte monotona, del filone post-rock. Un ottimo secondo lavoro per questa solida band, ritmo sempre solido e pulito, chitarre taglienti, voce che si inserisce come si deve nella trama musicale, merita sicuramente più di un ascolto.


MAURIZIO DONINI

Voto 7,5/10